Chi o cosa ha fatto scattare
in lei la scintilla del giornalista?
Mia zia, Flavia Marchionni, sorella di mia madre
e caposervizio Raitre
Umbria, mi faceva da baby-sitter, e poi scappava a
condurre il telegiornale. A 3 anni dissi che volevo farlo
anch’io…
Che ruolo ha avuto Perugia nella crescita
professionale della “cinderella” del giornalismo?
Cominciai a 16 anni a collaborare per “La
Nazione” che si trovava all’epoca sopra il teatro Turreno,
in pieno centro storico. Scrivevo pezzi di colore e
costume, rubriche di musica e spettacolo, continuai poi al
“Messaggero”.
Ho lavorato sia all’estero che in
Italia come giornalista televisiva, ma Perugia è
certamente stata la cornice del mio primo
innamoramento per questo mestiere, al quale poi è
seguito un vero e proprio amore che dura ancora.
Attualità. Come vive Perugia l’emergenza
sicurezza che attraversa l’intero Paese?
Mi sono trasferita a
Roma
da qualche tempo, per lavorare alla redazione del
TG4 e quindi conosco meno di prima la situazione
della sicurezza. Trovo comunque che le telecamere
installate in punti strategici della città, siano
un’ottima cosa (non mi riferisco a quelle ai semafori che
hanno mietuto troppe vittime innocenti!!!), anche se
ricordo – forse nel frattempo la situazione è migliorata –
che i cittadini, specie i pochi residenti rimasti nel
centro storico, si lamentavano della limitata
presenza di rappresentanti delle forze dell’ordine
durante le ore notturne.
Cos’è che le dà la fiaba che il giornalismo non
riesce a darle?
Il giornalismo è la mia passione e trovo che sia
un lavoro meraviglioso, pieno di stimoli nuovi ogni
giorno, forti, tristi, profondi o allegri: i
colori della cronaca rispecchiano la vita intera,
così come le fiabe che considero vere e proprie metafore
di vita (chi conosce le “fiabe italiane” raccolte da Italo
Calvino, sa che ci sono fiabe per tutti i gusti che
raccontano anche gli aspetti più neri dell’esistenza).
Le fiabe “preparano” alla vita, raccontando coraggio,
paure, raggiungimento dei goals, esaltando caratteristiche
positive del carattere umano, condannando quelle negative
e dando speranza… Cenerentola è una meravigliosa
metafora di chiunque, da una condizione di
disagio, assurge a un importante miglioramento della
propria esistenza.
Devo dire però che il giornalismo ti abitua a un “mordi e
fuggi” continuo. La notizia del minuto precedente, per
quanto tragica o coinvolgente, sfiorisce dopo la
successiva. Le fiabe invece, specie nell’aspetto della
ricerca delle loro origini storiche che mi appassiona,
rende possibile approfondimenti che non trovo sempre
possibili nella professione che svolgo.
Quanto c’è di fiabesco nel DNA di Perugia?
Perugia, è una città che si trova a circa 600
metri di altitudine, racchiusa da mura, con
antiche porte di accesso dai nomi affascinanti
(come la “porta della mandorla” o lo stesso “arco
etrusco”). Sto preparando un libro sulle leggende di
Perugia in collaborazione con la Provincia – non posso
dunque svelare troppo – ma certamente l’antica Perusia,
va raccontata, anche nei suoi aspetti più fiabeschi, anche
perché la cornice si presta moltissimo…
Un titolo e trenta righe per raccontare cosa va
e cosa non va della sua città.
Come ho spiegato, non vivo più a Perugia, mi è dunque
difficile, rispondere in modo esaustivo a questo quesito.
Ma tentando…prenderei spunto per il titolo, da una sua
considerazione (presentazione
dell’intervista al Sindaco di
Montepulciano N.d.R.):
“Architettura, qualità di vita e intelligenza umana non
sono virtù ad orologeria”
Alla sicurezza da incrementare specie in centro
storico sia di notte che di giorno, aggiungerei
il “problema” dell’integrazione; si dice che Perugia sia
una città molto chiusa, che difficilmente i perugini doc
conoscano gli studenti stranieri, di qualunque
nazionalità, che si trovano a studiare all’Università per
Stranieri. Credo sia meno vero di un tempo, ma che questa
convinzione resista, specie dopo gli ultimi tragici fatti
(l’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher
N.d.R.).
Il Minimetrò è un capitolo a parte per il quale non
basterebbero 30 righe, spero venga utilizzato abbastanza
da giustificarne la presenza. In questo caso, può essere
una moderna attrazione oltre che un mezzo di trasporto
rapido.
Il centro storico andrebbe reso più appetibile per i
cittadini con orari Z.T.L (zona a traffico limitato N.d.R.)
più flessibili; è un peccato che si riempia in occasioni
sporadiche, quali Umbria Jazz e Eurochocolate, durante la
quale tra l’altro, molte strade vengono, a mio avviso,
inutilmente bloccate.
Comunque, se vivessi a Perugia, vorrei vivere in centro,
vicino alla Fontana Maggiore – ideata da
San Bevignate, insigne templare e genio eclettico, e
realizzata anche dai fratelli Pisano – e vicino alle
meraviglie comprese nella Galleria Nazionale dell’Umbria e
al Corso dedicato al Grande Pietro Vannucci…
L’ospedale di Monteluce copriva una parte davvero
importante del bisogno sanitario della città, avrei
sperato che non lo avessero smantellato, lasciando,
magari, un pronto soccorso e qualche reparto specifico.
Peccato!
Un altro capitoletto meriterebbe la viabilità di
Corciano, ma credo abbiano già provveduto
almeno in parte.
Spero che qualunque sia la destinazione del “mercato
coperto”, sia rispettato quel romanticismo tra l’
“archeologico-industriale” e il “panoramico-segreto”, che,
trovo, quel luogo abbia sempre avuto…
Appello a chi ne ha potere: “Mettete degli aspiratori e
dei ripetitori radio nella galleria Kennedy!”
Il “campaccio” fuori della galleria Kennedy
andrebbe attrezzato meglio per i bambini! E un bel parco
giochi fisso con strutture in legno in piazza Italia?
Bello il nuovo tribunale!
Tra tecnologia digitale e giornalismo
partecipativo, come sarà il domani della sua professione?
Amo molto le nuove tecnologie e ritengo che
rappresentino il futuro anche per la nostra professione;
certo, ho versato una lacrimuccia quando il Times
ha annunciato la sua scelta telematica, sulla
carta… Ma mi pare quasi inevitabile. Io stessa possiedo pc
ultrapiatto, chiavette internet da usare in treno o in
barca, chiavette usb, i-pod etc…
Ho una folle passione per i libri antichi,
specie quelli di fiabe naturalmente… ma riconosco
l’ineluttabilità della modernizzazione e allora, tanto
vale provare a diventare dei draghi… he he!
Ci sarò riuscita? Mah…



